
Uno tra i grandi Problemi che attanaglia questa moltitudo di genti relegata al ruolo di popolo della “ Serva Italia “ è che - storicamente – si è sempre partiti dal dopo per attuare il prima.
Famigerata frase dell’ abbiamo fatto l’italia ora bisogna fare gli irtaliani e non il suo logico e giusto contrario, campeggia in ogni Istituzione o attività che sia perseguita o perseguibile dalla Gens stessa.
Così non a caso, al giorno d’oggi quando si menziona una farraginosa burocrazia o un modo di fare particolarmente “ partenopeo “ se ne da, in primis, la colpa a quel passato che attanaglia ma ahimè non voi è più; perché se solo per un attimo fosse stato, ne avesse avuto facoltà, avrebbe forse migliorato di tanto quelle forti negatività che giornalmente, ci portiamo dietro.
E quindi la colpa della dominazione, degli usurpatori e di tante latre “ figure “ teatrali che imperversano e hanno imperversato nella nostra penisola.
Da parte nostra nulla perché istituzionalmente ne usciamo sempre lindi e immacolati.
Nella scuola – organo nel quale mi trovo ad operare ( o meglio forse sono operato ‘ mentalità italiana ) il discorso rappresenta l’incipit di tutta questa nostra con_versazione.
Si parte da un presunto nemico da redimere con i mezzi più di Elisabettiana memoria, ad un alunno da educare attraverso non il dialogo – di fedele matrice Greca – ma il monologo del “ tu devi che altrimenti io … “
Ed è ovvio che nella maggior parte dei casi l’effetto sortito sia diverso per quanti “ bravi ragazzi “ sappiano rigirare la boa ad ogni presumibile giro di walzer.
Chi si erge dalla cattedra è come quel D’Azeglio che dopo mesi di soppressioni gratuite e di “ Italianismo “ per forza o per la morte se ne usci di scena dicendo al gia esule Garibaldino “ io ciò che era di competenza mi l’ho fatto; mo’ vedetevela voi “.
Facile.
Facile e terribilmente Italiano.
Se pensate che questa mentalità da prima del 1860 è arrivata fino a noi capirete i tanti perché che vi attanagliano in petto.
Le riforme gratuite prima ancora di una istituzionale “ isola dei riformati 2 ne sono la più completa dimostrazione; e sii arriva paradossalmente a divenire come gli attempati colleghi pregni di lassismo e con l’unico scopo di punire anche li dove non vi è ne imputato ne colpa.
La scuola diventa un tribunale per ciò che è giusto e ciò che non lo è; e se oggi è giusto fare così, attenti, perché domani potrebbe essere sbagliato.
Non vi è metro valutativo per chi predica la nota e l’impreparato e poi promette soggiorni primaverili a classi di 100 persone a Sharm.
Non vi è e non vi potra mai RAZIONALMENTE ESSERE.
Ma la scuola è il “ locus “ dell’ irrazionale e è metro delle sue apparenze.
E datosi che la facciata, il “ balconcino “ ( o meglio I balconcini ) devono essere fatti salvi, va bene così.
E chi si prodiga, ,chi crede nella reale modifica prima ancora che nel fantomatico o utopistico cambiamento si trova o al di fuori delle mura osteggiato da tutti o a bere la cicuta perché da secoli “ dura lex sed lex “.
Ma le leggi sono come gli inganni; escono quando c’è necessità di sfoderare qualche opportunismo mascherandolo sotto l’ala protettrice del Principio.
E’ stato sempre così, bella Storia intendo no ? e fortunatamente non solo da noi.
E quindi di pari paso arrancando e chiedendosi il perché non si possa per istinto naturale ritornare a quella specie selvaggia da cui proveniamo, la testa si inizia a far sentire con dolori sempre più forti che la cingono ad una fronte sempre più sudata e ad una bile che non v’è più.
Si fa il proprio mestiere ? guai ! non lo si fa ? guai lo stesso.
Si punisce li dove non si doveva ? nemici. Non si punisce perché si preferisce comprendere e risolvere ? nemici comunque dall’ altera pars: quella dei colleghi pronti – “ causa abilitandi “ - al consiglio che diviene dictat il momento in cui si decide se sei dentro o fuori.
E quindi tutti i buoni propositi di una scuola che davvero possa insegnare qualcosa ( primo fra tutti io gradino sociale della perseveranza e della onesta di fondo ) diviene inevitabilmente quella “ vallettopoli “ in partenza dove necessario è fregarsi a vicenda con escamotage o scaramucce perchè secondo una convinzione vecchia come il mondo, sovrano a parte l’uomo è nato e si è fatto carne ed ossa prima che spirito per sfottere.
“ attenti che vi fregano “ si erge nell’ altro dei cielo da quella trincea che è prima del primo suono della chiamata alle aule.
“ Attenti perché VOI non siete loro amici, ma loro educatori e come tali vi dovete comportare “.
Ma, mi chiedo, come può un educatore prendere sotto la sua ala protettrice al fine di migliorare un fanciullo se non lo sente parte di se ma lo sente altro da se ?
e la “ maxima debetur pureo reverentia “ di memoria evangelica ?
Per “ filòs “ non si intende bisboccia assieme ma quel connubio che fa si che l’altro me stesso capisca che se stiamo scalando le vette di una cultura sempre più particolare con la corda si fa un po’ per uno.
Ma se io sono appeso come lui e entrambi tramite dispettucci, cerchiamo di tirarci giù, non finiremo entrambi nel baratro forse ?
In modo speciale se non ridoneremo la vita a Nostra Signore, sicuramente saremmo parte di quella Causa che è il nostro più prossimo essere relegati al cortile.
Come i polli che beccano senza sapere ahimè di poter essere beccati.
Ma la facciata è salva perché Dio o chi per esso la salvata.
Attraverso il pro forma dell’ abito elegante e del picchetto davanti a chi – un domani molto prossimo uscendo da quella realtà – a stento avrai ancora modo di riconoscere.
La figura istituzionale del professore che non professa più nulla: tranne il suo essere rimasto con “ una scarpa e una ciavatta “ perché troppo fedele e relegato al ruolo dei suoi verbali, dei suoi registri delle sue scartoffie e ben poco alla Materia che andava dicendo di praticare …
Chi ha orecchie per intendere, intenda; chi ha ancora una maglia di cuore per comprendere allora comprenda …
ArkèTypo

