
Lo squallido spettacolo a cui stiamo assistendo da più di qualche giorno è la completa dimostrazione di come uno stato - si fa per dire – si stia consumando nella più completa opera di sfacelo e di come certa deriva – ahimè - sia stata abbondantemente superata.
La cultura della violenza vince dappertutto; negli stadi così come nei vicoli di città, nelle piazze dei “ giottini girotondini “ così come nelle aule di un certa stalla chiamata parlamento.
Segno più evidente che non si tratta di destra o di sinistra ma di uomini che tutto sono tranne che politici; uomini che tutto potrebbero fare, tranne che dedicarsi alla sfera più ampia del sociale o del rappresentativo.
Al di la di ogni logica “ crisi dei valori “ vi è anzitutto e da tempo ormai remoto, un farraginoso meccanismo di completo smantellamento di istituzioni sempre più inutili e fatiscenti che relegano il cittadino o il contribuente o il poliziotto o che dir si voglia, al ruolo di “ colpa o di causa a breve effetto “.
E il lor signori di tal repubblica delle banane con i fazzoletti sporchi di quelle false lacrime pregne di sangue perché più prossime come parentela alle stragi di stato sentenziano alla meno peggio cercando al pari del popolino “ vendetta tremenda vendetta “ e capri espiatori annessi e connessi.
Bisognerebbe rendersi conto che se un giovane trentenne spara perché l’antistato glielo ordina o glielo impone, mettendone a repentaglio in primis la sua stessa incolumità, vera vittima non è solamente il povero ragazzo ucciso mentre andava a vedersi la sua squadra del cuore, ma chi ha dovuto – ob torto collo – ubbidire a quell’ ordine impartito dalle alte gerarchie che ora magari, lo additano anche viste le tensioni accumulate negli ultimi giorni.
E la cosa che più dovrebbe far specie è che tutto ciò è successo ai piedi di un governo che da sempre si è fatto portavoce di un certo tipo di giustizialismo alla “ francese “ e che ora condanna gli stessi suoi uomini; la stessa sua” forza di coazione “ che permette ai nostri signori ministri di sedersi comodamente lì dove da sempre bivaccano.
Allora sarebbe da chiedersi: “ quali vinti se anche per i “ vincitori “ sono guai ? “
Ma questa è una domanda che ci piacerebbe tanto rigirare al Ministro di Grazia e Giustizia soprattutto dopo un certo periodo di pret a porter di carcerati …
Arketypo
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