
SOLO PER CHI HA INTENZIONE DI LEGGERE DAVVERO ...
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DA http://zakariahaoudi.blogspot.com/
VERSO L'ESTINZIONE di Zakaria Haoudi
Di cosa ci sarebbe bisogno per persuadere Israele a riconsiderare il suo atteggiamento verso gli arabi e prima di tutto verso i palestinesi? La vittoria di Hamas a Gaza è sicuramente un chiaro segnale che urge un cambiamento da parte israeliana. Tutti gli sforzi israeliani per rompere il governo democraticamente eletto di Hamas sono stati vani. La sua politica di boicottaggio, la sua volontà di affamare le popolazioni, i suoi bombardamenti, il blocco dei diritti di dogana e delle tasse, la distruzione sistematica delle istituzioni palestinesi non ha avuto altro risultato che creare una “guerra civile” tra palestinesi, spaccare i Territori Occupati ideologicamente, ha creato una bomba a scoppio ritardato di disperazione e di maggiore astio verso Israele, il ché non è a fatto positivo……
Sembra che gli israeliani non abbiano imparato niente dal passato. Al posto di cercare di fare la pace con gli arabi, si ostinano a respingere tutte le proposte di pace, preferendo la prepotenza della forza ed il loro ingegno a manipolare il loro alleato americano. A Washington, il 19 giugno scorso, il Primo ministro Ehoud Olmert è riuscito a bloccare una volontà americana di rilanciare dei negoziati israelo-palestinesi ha persuaso il Bush che non c’erano le condizioni per le trattative di pace né con i palestinesi né con i siriani.
La disgraziata segretaria di Stato americano, Condoleezza Rice, di cui si pensava all’inizio che potessi dare un forte contributo ai negoziati israelo-palestinesi, si è fatta “sorpassare” per i falchi pro-israeliani, di cui Elliott Abrams al Consiglio di sicurezza nazionale. Si afferma a Washington che la lotta contro il "terrorismo" resta la priorità américano-israeliana. Il presidente palestinese Mahmoud ha ricevuto l'ordine di unirsi alla rappresaglia contro i suoi fratelli palestinesi se vuole avere diritto ad alcune briciole dal tavolo dei ricchi.
Agli occhi della maggior parte degli osservatori indipendenti sembra evidente che la politica spietata ed espansionista d’Israele non ha avuto nessun altro risultato che un deterioramento regolare della sua posizione strategica. Israele si è creato o piuttosto si è fatto spuntare dei nemici su molti fronti,: Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, un gran numero di palestinesi che hanno perso tutto e che vivacchiano nei campi profughi, la Siria, l'Iran e molteplici gruppi estremisti in molti altri luoghi, testimoni della collera di una grande parte del mondo arabo-islamico. Alcune altre tendenze dovrebbero mettere in allerta gli israeliani. L'opinione europea è sempre più scandalizzata per il comportamento d’Israele, mentre gli arabi sono sempre meglio istruiti, si armano sempre meglio e meno deficienti di prima. L'esplosione demografica araba produce delle decine di potenziali reclute per le guerre asimmetriche che Israele potrebbe affrontare.
Se ciò non bastasse, Israele dovrebbe riflettere sul fatto che il suo principale alleato, gli Stati Uniti, è impantanato in una guerra impossibile di vincere nella quale si è imbarcato in grande parte perché gli amici americani d'Israele, i neoconservatori di Washington, hanno pensato che se l'America schiacciasse l'Iraq, Israele non avrebbe più niente da temere all'est e potrebbe continuare allora ad impossessarsi dei territori della Cisgiordania senza rischiare di reazione araba seria.
Ora i neocon fanno propaganda per una guerra degli Stati Uniti contro l'Iran, come se non stessero a sentire che l'opinione americana tollera sempre meno che I'America sia trascinata in guerre lontane e costose per il conto di qualcun’altro. Israele è capace di rivalutare la sua strategia politica nell’area mediorientale? Niente sembra indicarlo. Si rifiuta di ammettere che gli equilibri nella regione stiano cambiando, continua a credere che può eliminare Hamas di Gaza, Hezbollah dal Libano e mettere in ginocchio Siria ed Iran, o almeno far in modo che gli Stati Uniti lo faccia per suo conto. Per evitare delle trattative di pace che potrebbero portare ad una cessione di territori, Israele continua di descrivere Hamas come una "organizzazione terroristica" che non ha altro scopo che la distruzione di Israele, ciò che permette di avere ricorso ad una vecchia furbizia diplomatica: "Come si potrebbe negoziare con qualcuno che mi vuole uccidere?"
Hamas è un'organizzazione terroristica o un movimento di resistenza legittimato dall'occupazione e dall'oppressione? Gli americani si sono riuniti alla tesi terroristica, e la fragile e freddolosa Unione europea li ha imitati, anche se certi dei suoi membri è più restia ad accettare la tesi. Hamas certamente ha perpetrato degli attentati suicidi purtroppo contro i civili israeliani durante la seconda Intifada, ciò che può valerle, l'etichetta di organizzazione terroristica. Ma durante la stessa Intifada, Israele ha ucciso quattro volte più palestinesi che Hamas e gli altri gruppi palestinesi non hanno ucciso degli israeliani. Più recentemente, durante i sedici mesi che hanno trascorso tra le vittorie elettorali di Hamas nel gennaio 2006 ed aprile 2007, Israele ha ucciso 712 palestinesi di cui molti bambini, mentre nello stesso periodo i palestinesi hanno ucciso 29 israeliani. Se tra le ambigue definizioni del terrorismo c’è che terrorista è colui che uccide civili innocenti per fini politici, quale dei due rivali è il più grande terrorista? Hamas o Israele?
Hamas vuole fare sparire Israele? Non c’è dubbio che lo sogna, come Israele sogna di fare sparire Hamas. Ma i sogni sono una cosa e la politica ne è un'altra. Hamas attualmente si applica nel ritorno dell'ordine a Gaza. Disarma le bande che vivono di estorsione e di ricatto, e si sforza nel provvedere a soddisfare i bisogni immediati di una popolazione di 1,4 milione di persone misere, ammucchiate in un piccolo territorio di cui Israele ha fatto la più grande prigione a cielo aperto del mondo. Ismail Haniyeh, l’ex-Primo ministro palestinese di Hamas ed oramai maestro di Gaza, dichiarava al quotidiano francese le Figaro del 16-17 giugno scorso: "il nostro programma è chiaro. Auguriamo la creazione di un Stato palestinese nelle frontiere del 1967 con Gerusalemme Est come capitale. L'OLP resta l’incaricata dei negoziati e c'impegniamo a rispettare tutti gli accordi passati firmati dall'autorità palestinese. Auguriamo l’applicazione di una tregua reciproca, globale e simultanea con l'Israele. "
Ci piacerebbe che Ehoud Olmert o uno dei suoi collaboratori abbia dei propositi così ragionevoli! Ma non è così, Israele si intestardisce nel seguire, se non addirittura nel intensificare la sua politica di asserragliare la striscia di Gaza. Come affermato da Tzipi Livni, ministro israeliano degli Affari Esteri, il 18 giugno, ai suoi colleghi dell'UE in Lussemburgo: "Bisogna approfittare al massimo della scissione tra la Cisgiordania e Gaza. Si separa i moderati dagli estremisti. " E ha chiesto agli altri ministri di continuare ad isolare Hamas per facilitare la vita di Fatah mettendo fine ai quindici mesi di boicottaggio finanziario dell'Occidente. Ma ciò basterà per salvare Mahmoud Abbas?
Una politica che consiste, da un lato, a nutrire la Cisgiordania e dall'altro ad affamare Gaza può riuscire? È poco probabile. I responsabile israeliani della sicurezza negheranno di sopprimere le centinaia di sbarramenti che fanno della vita dei palestinesi un inferno. Il potente movimento dei coloni israeliani non accetterà di rinunciare a creare delle altre colonie, ed ancora meno di sopprimerne. Ed i dirigenti israeliani farebbero di tutto per rintanasi ed evitare di intavolare delle trattative di pace con gli arabi sulla base delle frontiere del 1967. Il risultato sarà che Mahmoud Abbas avrà sempre una vita difficile e sarà sempre solo; il declino di Fatah proseguirà inesorabilmente; e che Israele ed i suoi vicini saranno condannati ai decenni di violenza e di guerra. Il Medio Oriente è oggi nella situazione dell'Europa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Una scintilla potrebbe bastare ad arroventare la regione ed il mondo.
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